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Rientro a scuola con orari di ingresso differenziati

Rientro a scuola con orari di ingresso differenziati previsto per il 14 dicembre. Presidi: bisogna valutare con attenzione

Per una ripartenza delle attività didattiche in presenza il Governo ha formulato due ipotesi: 1) Rientro a scuola il 14 dicembre. 2) Istituire tavoli presso le prefetture ai quali coinvolgere i presidi, gli amministratori e i responsabili del trasporto locale, per studiare soluzioni differenziate da zona a zona su orari di ingresso e presenze a scuola.

La seconda ipotesi sarebbe stata presentata dal governo ai capigruppo di maggioranza come possibile soluzione per il rientro in classe degli studenti delle superiori, ora in DAD al 100%.

 

Sulla data ipotizzata del 14 dicembre, per il premier Giuseppe Conte si tratta di “dare un segnale” ai ragazzi. Il presidente del Consiglio avrebbe precisato che l’ipotesi deve essere ancora sottoposta al vaglio del Comitato tecnico scientifico.

A conti fatti si tratterebbe di un rientro per pochi giorni, considerato che ci sono le vacanze di Natale. E al dopo Epifania avevano pensato le Regioni, quasi tutte compatte, per avere più tempo e meglio organizzare il ritorno alla didattica in presenza.

A chiedere un allungamento delle vacanze natalizie è la Commissione Ue: “Al fine di ridurre i rischi di trasmissione nel periodo che segue la stagione delle festività, si invita a valutare di allungare le vacanze scolastiche”, riporta la bozza delle linee guida preparate sulle misure anti-Covid da adottare in vista delle prossime festività di Natale.

Noi abbiamo sempre auspicato un ritorno pronto alla didattica in presenza, spero che sulle riaperture ci pensino bene e valutino con attenzione”, ha detto all’Ansa il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, che ritiene la riapertura a dicembre “un’operazione simbolica” e si chiede “cosa possa accadere nei grandi centri dove i trasporti non sono pronti”.

 

Contagi a scuola, la preoccupazione dei sindacati

Preoccupazione dalla Gilda insegnanti sull’alto numero di contagi registrati fra i banchi, quasi 65mila al 31 ottobre.  “I dati sui contagi tra la popolazione scolastica smentiscono clamorosamente la campagna propagandistica condotta da Azzolina per le scuole aperte”, afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale del sindacato.

Di sicuro bisogna considerare che i docenti, come i medici, sono esposti ad un alto rischio di contagio”, sottolinea il Segretario Generale dello Snals, Elvira Serafini. “In una classe – aggiunge – ci sono mediamente dalle 25 alle 30 persone, tra alunni, docenti di base e docenti di sostegno. A tale riguardo sarebbe opportuno prevedere per i docenti e per il personale scolastico l’utilizzo di mascherine FFP2/FFP3”.

Sui contagi a scuola l’Anief non si rassegna e chiede il riconoscimento del rischio biologico per docenti e Ata. “Anche solo di 10 euro al giorno, rispetto ai 40 euro di un infermiere e ai 100 euro di un medico, andrebbero a costituire un riconoscimento importante”, afferma il presidente Marcello Pacifico. L’Anief ha presentato per questo un emendamento alla legge di Bilancio.

 

Fonte: orizzontescuola.it