Vaccino Docenti e ATA_BLOG_rid-min

Vaccino covid in ritardo per Docenti e ATA

Per una scuola davvero sicura non è questa la strada giusta.

L’ulteriore ritardo previsto per la somministrazione del vaccino per il personale scolastico rischia di compromettere nuovamente la continuità in sicurezza dell’auspicata ripresa in presenza delle attività didattiche.

 

Il punto di vista di studenti e genitori

La volontà generalizzata di studenti e genitori, manifestata già da molto tempo, riguarda la sospensione della didattica a distanza, ritenuta poco efficace in quanto organizzata in piena emergenza e con poco tempo a disposizione (per cui si rende necessario migliorarla in vista di necessità future), a favore della ripresa della classica didattica in presenza, ma che possa essere svolta con continuità e in piena sicurezza. Una volontà rimarcata dai sit-in organizzati a Milano, Genova e Napoli nei giorni scorsi.

La piena sicurezza delle scuole, di ogni ordine e grado, non può dipendere solo da una distribuzione più capillare di mascherine e altri DPI, oppure dalla riorganizzazione delle lezioni e degli orari d’ingresso. Ciò che serve maggiormente è senz’altro anticipare la somministrazione del Vaccino anti-Covid riservato al personale scolastico. Una richiesta, diventata sempre più pressante nelle ultime settimane, che non solo sembra non verrà accolta, ma i tempi di attesa per tale somministrazione, inizialmente prevista a partire dal mese di aprile fino al mese di settembre, potrebbero addirittura dilatarsi. Vi spieghiamo il perché.

 

I motivi del probabile slittamento

Le aziende farmaceutiche preposte alla produzione del Vaccino anti-Covid stanno affrontando diverse problematiche che si traducono in pesanti ritardi di consegna delle dosi precedentemente annunciate. Questi ritardi potrebbero, quasi certamente, far slittare il calendario vaccinale previsto dal Ministero della Salute, con ovvie ripercussioni anche sui tempi di somministrazione per il personale scolastico.

Il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, come ripurtato su La Repubblica in merito al piano strategico di vaccinazione, si è così espresso dinanzi ai governatori riuniti insieme ai ministri della Salute Speranza e degli Affari regionali Boccia: “delle aziende farmaceutiche che sono così pesantemente venute meno rispetto ai contratti firmati con la commissione europea non ci si può fidare“.

 

I numeri a rischio delle dosi che Pfizer e Astrazeneca hanno “promesso”

A gennaio – come riportato dal portale orizzontescuola.it – tra Pfizer e Moderna sarebbero dovute arrivare quasi 2 milioni di dosi che a febbraio dovrebbero diventare 6,2 milioni aggiungendo ai 3,36 milioni di dosi di Pfizer e alle 650.000 di Moderna i primi 2,31 milioni di dosi di Astrazeneca che dovrebbe cominciare a consegnare il 15 febbraio se, come si spera, la prossima settimana otterrà il via libera da Ema e Aifa. A marzo sono attesi altri 6,43 milioni di dosi con Astrazeneca ancora a scartamento ridotto.

Dunque, nella migliore delle ipotesi il ritardo potrebbe non essere superiore alle due settimane ma al momento non è possibile fare delle previsioni certe. Ad ogni modo, bene che vada, a fine marzo saranno stati vaccinati tutti i medici e il personale sociosanitario, gli ospiti e gli operatori delle Rsa e gli over 80, per un totale circa di 7 milioni e mezzo di italiani. A seguire la fase 2, nella quale rientrano Docenti e ATA, che però, come già visto, potrebbero dover aspettare rispetto ai tempi previsti dal calendario del Ministero della Salute.